Un po' di studio
Originalità, dunque, andiamo in cerca di noi. Ognuno ha un genere preferito, del quale ha letto diverse cose, conosce diversi autori, e qualcuno di questi è il prediletto. Ognuno ha letto anche altro, per curiosità, per vicinanza di genere o per documentazione, leggere è il modo per navigare sugli stili degli autori, per emularli in un primo momento, scimmiottare il lessico, il registro, la struttura. E' giusto farlo, è un esercizio che ci consente di capire fino in fondo le scelte dell'autore in questione, o degli autori. E' una sorta di palestra, ma non è sicuramente da presentare al pubblico, possiamo scrivere come Dante Alighieri, ma non siamo lui, sarebbe anche inutile, di Dante ne basta uno. Dobbiamo pensare che il modo di scrivere degli autori, del passato e del presente, non è altro che il loro modo di comunicare, di colpire il lettore, d'incuriosirlo, di accattivarsi la sua attenzione. E' il momento in cui si sceglie di parlare ad un pubblico piuttosto che ad un altro, la filastrocca è popolare, l'endecasillabo a terzine alternate è dotto. Differenza che non è soltanto una scelta personale, ma un codice ben preciso per avere l'attenzione di chi vogliamo. Banalizzando, se vogliamo il popolo sceglieremo la filastrocca, se vogliamo i dotti sceglieremo l'endecasillabo, perché sarebbe impossibile raccontare qualcosa al popolo con gli endecasillabi o qualcosa ai dotti con le filastrocche. Vi potrà sembrare strano, ma è un errore comunissimo, quello di sbagliare codice, magari si scrive un romanzo d'amore e si usa un registro da giallo. E' chiaro che non può funzionare. A questo proposito vi basta andare un po' in giro per internet a cercare spiegazioni sui generi letterari e scoprirete un mondo, avrete anche modo di rileggere i vostri autori preferiti, capire meglio le loro scelte, e diventare, così, autonomi anche voi nella scelta, capaci di farne una personale. Un altro errore ricorrente è il lessico, il linguaggio. Nel tempo il linguaggio cambia, è stato così per i grandi scrittori ed è così anche per noi, non possiamo esprimerci in modo ormai desueto, faremmo la figura dei pesci lessi. Quello che è accaduto negli ultimi anni, per esempio, che la velocità con cui il mondo si muove ha fatto venir fuori, è il linguaggio parlato anche nello scritto, un modo per così dire UrbanStory di raccontare una vicenda, che in apparenza ha ucciso l'italiano scritto, corretto, e dato spazio agli errori di grammatica. Non è così, l'italiano parlato non è scorretto, e la consecutio temporum in italiano non è così rigorosa come quella latina e via dicendo. Di fatto è un modo di raccontare accattivante, popolare, che può diventare dotto, può diventare letteratura, e lo diventa, proprio perché è specchio dei tempi in cui viviamo, e di un popolo. Vedere, anzi leggere, un autore della mia età che scrive come Pascoli, mi fa quasi dispiacere, perché è quasi come credere che la qualità si raggiunga facendo il compitino. Fosse così semplice. Che ci vuole a scrivere come Pascoli, con il suo linguaggio, il suo lessico, basta copiare, essere dei buoni imitatori. No, il nostro mestiere è molto più complicato, noi siamo noi, e non Pascoli. Ma vi spaventate, se avete il talento vi basta un po' di studio e di pazienza, qualche esercizio, qualche prova, e vedrete venir fuori il vostro modo di scrivere, di esprimere.
Non vi agitate adesso, ne parleremo ancora.

Nessun commento:
Posta un commento