Terza puntata.
Sono gentili, mi mettono in attesa, finché non mi risponde un consulente, che si qualifica come quello assegnato a me. Per Albatros scrivono personaggi come De Crescenzo, il prof. Zecchi, e sono molto contenti di avermi nella loro famiglia. Banalmente chiedo se ha letto il mio libro, ma lui è un consulente per seguirmi nei passaggi che porteranno alla pubblicazione, non è la redazione e non conosce il libro, se voglio posso parlare con il Direttore Editoriale, che è una lei, ma che in quel momento non è in sede, che senz'altro troverò in un altro momento. Le istruzioni sono di firmare il contratto e spedirlo a stretto giro di posta. Nient'altro. Mi accontento e rimando di occuparmene il prima possibile. Quando torno a casa e leggo il contratto, sembra davvero vero, se non fosse per i 2.000 euro sarebbe fantastico. Pubblicazione, canali pubblicitari, distribuzione, presentazione, c'è tutto. O perlomeno, c'è tutto ciò che un deficiente come me pensa ci debba essere. Barbara continua a non essere della partita. Io, dal canto mio, pure, per la verità, non ho nessuna intenzione di sborsare i 2.000, ma continuo a coccolare la proposta, è pur sempre la mia prima proposta ricevuta. No, non voglio arrendermi, non deve finire così. Richiamo il mio consulente, che intanto mi ha dato il suo numero diretto, e già saltare il centralino mi fa sentire considerato, e gli dico che il contratto va bene, tranne nella parte dei 2.000. Mi risponde che non ha autorità a decidere, che può solo provare a chiedere che si può fare, che mi farà sapere qualcosa. E ancora, tutto questo strano contrattare, non mi dissuade, l'inesperienza è pericolosissima. Intanto che aspetto notizie, mi viene un'idea, e prima che sia lui a chiamarmi, richiamo io. La mia proposta è questa: ti do i 2.000, ma te li do dopo la pubblicazione, cioè, pubblicate, mi inviate le 180 copie, mi date un tempo ics per venderle e io vi giro il ricavato. Mi pare un offerta equa. Non ho grandi speranze che possano accettare, ma non ho niente da perdere, o si fa così o non se ne fa niente, per me è l'unica soluzione. Le mie probabilità di vedermi accettata la proposta sono pari a zero, invece, il mio dolce consulente mi risponde che forse così si può fare. In un attimo recupero tutta la gioia che era svanita alla clausola dei 2.000. Sono di nuovo un esordiente che conta, altrimenti come potrebbero accettare? La risposta non si fa attendere molto, un paio di giorni, ed è sì, si può fare. Fantastico, il contributo si trasforma in qualcosa che assomiglia di più ad una pubblicazione degna, si fidano di me.
E così viene alla luce "Posso dire una cosa? di Miao Pioi.
Edulcorato. Con meno parolacce. Adesso posso dirlo anche a mamma.
- continua- :-)

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