Storie - La mia (1)
Come dicevo, eccomi.
Era il 2008, nel cassetto ormai c'era di tutto, poesie, aforismi, racconti, tentativi di abbozzare romanzi, tutte cose ritagliate da una vita di lavoro completamente diverso. Manager, imprenditore, libero professionista, attività che non lasciavano spazio alla mia passione per lo scrivere. L'unica roba che ero riuscito a produrre nel poco tempo che mi lasciava il lavoro, era "Posso dire una cosa? di Miao Pioi. Il motivo era semplice, Miao Pioi sono io, così rispondevo ad un anno a chi mi chiedesse quale fosse il mio nome, e guardare il mondo dal suo punto di vista era facile. Scrivevo di getto, senza dovermi preoccupare particolarmente della struttura, un bambino non ce l'ha una struttura. Mi divertivo, dopo il lavoro, e continuavo a dire che prima o poi avrei smesso di lavorare e mi sarei dedicato a questa passione. Tutto normale fin qui. Ma in realtà continuavo a girarci intorno, scrivevo, correggevo, mettevo la parola fine e la cancellavo, e riprendevo, in realtà non avevo nessuna intenzione vera di pubblicare niente. Perché mi vergognavo, avevo paura di essere preso in giro, non volevo rendermi lo zimbello di nessuno, ma soprattutto di chi conoscevo, degli amici, dei nemici più vicini. Di me si sapeva che fossi tante cose, ma uno scrittore proprio no. Era passato così tanto tempo della mia vita, che anch'io cominciavo a pensarla come loro. Miao Pioi però piaceva, a chi lo leggesse piaceva. Si rideva insieme della cosa, e finiva lì. Questo innescò il gioco dei "se": ...se avessi fatto questo...se mi fossi dedicato a questo...se non avessi inseguito il nulla...etc., che è il primo gioco pericoloso che va in onda nel momento in cui qualcuno ti fa un complimento per il tuo scrivere, quando fai altro per vivere. Pericoloso perché logora l'inconscio, ci inserisce un tarlo che fa diventare il tuo "hobby" una sofferenza, un rimpianto, una responsabilità che non ti sei preso. Del resto, fin dalle scuole elementari ricevevo complimenti in questo senso. Il gioco del "Se", pian piano, non si limitò a logorare soltanto me, ma anche quelli che mi stavano vicino. Non nello stesso modo, però, la maggior parte di loro arrivavano forse a capire quanto ci si potesse soffrire, ma non pensavano fosse opportuno abbandonarvisi, la mia vita era ormai un'altra, avrei fatto bene a non disperdere energie in sogni. La maggior parte, anche tutti, tranne mia moglie, Barbara, che, capirete, è la prima destinataria dei miei tumulti. Qui la storia prende una piega determinante. Barbara, sulle prime, dopo aver letto ciò che scrivevo, credeva semplicemente alla conflittualità di cui potevo essere preda, quella classica di chi scrive e non sa a chi rivolgersi, di chi comprende la difficoltà dell'impresa, ed anche lei aveva trovato il modo di convivere con la mia croce. Ma quando scoprì che la realtà era quella di un uomo che diceva di voler fare una cosa, ma che non l'avrebbe mai fatta per pudore, e che rischiavo di diventare una fustigazione continua, sbottò: "...adesso hai rotto le palle, o ci provi o smetti...". Mi aveva scoperto. E aveva ragione lei, dovevo smetterla di farmi le pippe. Non era facile, ma non potevo più nascondermi. Incominciai a vagare per internet, per capire come poteva aprire una possibilità un autore sconosciuto come me. Trovo un sito, il Rifugio degli Esordienti, che ringrazio a prescindere dal successo ottenuto finora, che mi illumina sulla via. Meccanismi, strumenti, consigli, indirizzi utili, un gran sito, forse l'unico che conosco che è davvero dalla parte degli scrittori, dove ho la possibilità di sottoporre gratuitamente il mio scritto, posso ricevere un parere, un giudizio, ma soprattutto un modo per non dovermi vergognare di ciò che ho scritto, non lo saprà nessuno, posso finalmente avere una recensione che non sia quella del mio maestro elementare o del mio professore del liceo, che non ho mai dimenticato. Seguo le istruzioni su come confezionare al meglio il manoscritto e lo invio.
- continua -

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